Indagini archeologiche a San Michele di Gaium

Emanuela Compri, archeologa

 

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Ancora una volta l’archeologia diviene lo strumento fondamentale per la ricostruzione delle vicende di un sito e di un luogo tanto affascinante quanto dimenticato qual è la chiesetta di San Michele Arcangelo di Gaium. Ridotto a poco più di un piccolo sacello, posto sulla sponda destra del fiume Adige oltre la Chiusa di Ceraino, ha celato per oltre cinquant’anni, coperto dalle macerie e dalla boscaglia, la reale entità e importanza rivestita nel passato per la cura d’anime della numerosa popolazione che vi affluiva dalle contrade vicine.

Lo scavo archeologico condotto tra l’Aprile e il Maggio 2009, sotto la direzione dalla dott.sa Brunella Bruno della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, ispettrice del nucleo operativo di Verona, è stato eseguito da Emanuela Compri e Luciano Pugliese, collaboratori della ditta Simon Thompson e da alcuni volontari. Le indagini hanno permesso di chiarire l’evoluzione del complesso ecclesiastico fin dalle sue prime fasi di vita.

A parte una piccola cappella e il campanile restaurati negli anni ’50 del novecento, all’apertura del cantiere archeologico erano visibili solo alcuni lacerti di murature addossate alla parete rocciosa che assieme alle notizie storiche, a qualche foto e alle descrizioni e ricordi degli anziani, costituivano il punto di partenza dei ricercatori.

L’indagine archeologica si è concentrata nella zona posta dietro l’attuale chiesetta. Le operazioni di disboscamento seguite dallo scorticamento dell’area hanno permesso nell’immediato di riportare alla luce i resti della chiesa cinquecentesca, voluta dai Conti Gaioni, ossia il grande edificio rimasto pressoché invariato fino ai rovinosi eventi bellici.

La chiesa edificata nel 1562 si presenta con un’aula unica di circa 19x10m affiancata da quattro altari laterali, orientata con la facciata a sud e il presbiterio a nord.

Nonostante i bombardamenti e le demolizioni conseguenti abbiano compromesso in modo prepotente la chiesa e la canonica che vi era annessa, parte della pavimentazione novecentesca, delle strutture murarie del fianco ovest decorate con fasce verticali dipinte di giallo, rosso e bianco, alcuni gradini di marmo di un altare laterale e dell’altare maggiore della chiesa, sono riemersi al di sotto le macerie che li ricoprivano.

Lungo l’asse centrale della navata sono state individuate e in parte scavate le due tombe ricordate dalle fonti storiche come appartenenti alla famiglia Gaion e Florio, private delle lastre di copertura e riempite con macerie edili e numerosi pezzi d’intonaco dipinto che decoravano le pareti dell’edificio. Al loro interno però si conservano ancora i numerosi resti ossei degli inumati e si presume che nel corso dei secoli abbiano continuato ad essere riutilizzate per la sepoltura.

L’attuale chiesetta, frutto di un restauro degli anni Cinquanta dell’architetto Libero Cecchini, svolgeva nel contesto della chiesa cinquecentesca la funzione cappella laterale e sacrestia. La lettura stratigrafica delle murature evidenzia che la sua realizzazione deve essere stata precedente alla ristrutturazione del 1500, probabilmente di un secolo prima. Per la sua costruzione era stata demolita l’abside della chiesa romanica, già individuata durante i restauri post-bellici al di sotto della pavimentazione dell’attuale chiesetta.

Lo scavo archeologico ha riportato alla luce i muri di fondazione della chiesa romanica, orientata canonicamente in senso est-ovest, con l’abside rivolta verso il fiume. Di questa chiesa, prima delle indagini, erano visibili oltre alla fondazione dell’abside, il campanile posto sul fianco nord e parte della muratura del cantonale sud -est, ma non si conosceva nulla della sua estensione e della sua articolazione interna. La chiesa romanica riemersa presenta una pianta ad aula unica di circa 10x5m mono absidata, con un annesso posto lungo il fianco nord a formare una piccola navata laterale della larghezza di 2,5m chiusa ad est dal campanile. Il muro sud, che dovrebbe corrispondere alla facciata è rimasto in alzato e riutilizzato come appoggio per la costruzione della fiancata laterale della chiesa cinquecentesca. L’analisi di questa muratura, realizzata in ciottoli legati con malta di calce in una tessitura muraria omogenea, rivela l’assenza di una facciata a vista a conseguenza della costruzione della muratura direttamente contro il monte. L’accesso alla chiesa doveva dunque avvenire dai fianchi laterali. Si è conservato solo un piccolo lacerto dei piani pavimentali riferibili a questa fase, che testimonia l’impiego di un lastricato in calcare bianco e rosso ammonitico posato direttamente su terra battuta. Tracce della spoliazione di una strutturina posta in prossimità dell’abside lascia presumere l’esistenza di un muro che separava il presbiterio, riservato agli officianti, dalla zona della chiesa che accoglieva i fedeli.

La presenza di quattro sepolture infantili in nuda terra e prive di corredo poste lungo il perimetrale nord interno della chiesa che la separa dalla navata laterale, accertano una funzione funeraria dell’edificio fin dalle sue fasi più antiche.

Le poche monete ritrovate e la quasi totale assenza di ceramica delle prime fasi dell’edificio non permettono di riuscire a datare in modo certo le strutture, che sembrano potersi ascrivere al XII-XIII secolo in ordine a confronti certi con altre architetture meglio datate sul territorio. In particolar modo la pianta della chiesa a due navate, tipologia architettonica abbastanza desueta, trova confronto nella chiesa romanica di San Zeno de l’Uselet a Castelletto di Brenzone, mentre la squadratura e sbozzatura dei blocchi di pietra utilizzati nei cantonali e nell’imposta dell’arcata absidale sono da mettere in relazione con in conci usati nelle murature della seconda fase della Bastia di San Michele a Cavaion veronese. Inoltre, sembra un dato incontrovertibile la totale assenza sul luogo di fondazione della chiesa di edifici e strutture più antiche, né sono stati rinvenuti materiali di spoglio romani che frequentemente venivano riutilizzati per la costruzione delle chiese medievali. Questi dati però non escludono a priori una frequentazione più antica di questo tratto di sponda d’Adige.

Gli archeologi abituati per prassi lavorativa a interpretare il dato materiale per la ricostruzione delle vicende e della vita di un sito, in questo contesto hanno potuto disporre di un elemento alquanto utile tanto raro quali le fonti orali. Sono i preziosi ricordi d’infanzia di chi aveva vissuto quei luoghi, di chi scendendo dalla montagna con gli zoccoli per recarsi in chiesa si fermava poco prima per mettersi le scarpe “della festa”, di chi entrava dalla porta laterale, quella degli uomini, percorrendo il selciato oggi riportato in luce, di chi ha vissuto le minacciose piene dell’Adige che distruggevano i bacchi da seta inondando le case. Di chi, rivedendo oggi la “sua chiesa”, ha gli occhi pieni di immagini, suoni e persone che vengono da lontano e che tornano a riempire un vuoto che per troppi anni ha segnato questo territorio e la sua gente.

BALDOfestival sta curando il progetto di recupero e valorizzazione del sito della chiesetta di San Michele di Gaium (comune di Rivoli V.se) che, sebbene più lentamente di quanto vorremmo, procede e ha già raggiunto importanti obiettivi.

Sono infatti stati portati a termine i primi interventi previsti dal progetto multidisciplinare: è stata condotta l'indagine archeologica sull'area, della quale sono oggi disponibili i risultati; è stato concluso il restauro strutturale, che ha permesso di evitare un ulteriore deterioramento dell'edificio; infine, è terminato il rifacimento dell'esterno della Chiesetta, che ha riacquistato parte dell'antico splendore.

Ma gli sforzi non sono terminati perché è ora di avviare una nuova fase del progetto che si pone come obiettivo quello di ultimare il restauro dei bellissimi affreschi interni, purtroppo danneggiati dalle infiltrazioni dovute al deterioramento del tetto, che nel frattempo abbiamo sistemato. L'intervento prevede il consolidamento delle decorazioni e la pulitura delle pitture; è inoltre necessario sistemare il pavimento, modificato da interventi troppo invasivi nel corso degli anni, in modo tale da ridare alla Chiesetta le sue fattezze originali restituendola così alla comunità ed alla fruizione degli appassionati d'arte. Questo intervento è quasi concluso, ma bisogna però finire di raccogliere i 17.000,00 euro necessari per completare l'opera che i restauratori hanno pressoché portato a compimento il 29 settembre 2013, giorno simbolico poiché dedicato proprio a San Michele, e cha ha portato alla luce anche ulteriori nuove scoperte.

Ci sarà poi da avviare il restauro del campanile, la parte più antica della chiesetta e fortemente a rischio per le cattive condizioni in cui versa. poi sarà necessario rilanciare il progetto per completare il recupero dell'area con l'impresa della sistemazione del campanile e della valorizzazione ambientale. Noi crediamo che si possa fare!

Per raggiungere questo traguardo è fondamentale l'apporto di ciascuno: se ognuno di noi metterà a disposizione anche solo una piccola cifra (nessuna è insignificante!) saremo in grado di concludere con successo questo progetto.

BALDOfestival rinnova il proprio impegno nel ricercare il più possibile contributi a sostegno della rivalorizzazione di questo bene di tutti noi attivando raccolte fondi, anche online, e organizzando varie iniziative, di cui darà continui aggiornamenti, ma è fondamentale che tutti si attivino, soci, amici e sostenitori, e che ciascuno ne parli il più possibile in modo da far conoscere quest'opera e trovare nuovi contributi.

Anche tu puoi dare il tuo fondamentale contributo aderendo direttamente al sostegno al progetto e diffondendo questo messaggio.

Per qualunque informazione o approfondimento, per ricevere materiali e per organizzare visite guidate per conoscere questa bellissima chiesetta siamo a tua disposizione (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. – 3334331267).

 

Per contributi e donazioni al "Progetto Gaium":

IBAN: IT 88 Y 08011 59330 000021036592

intestato a: Associazione Culturale BALDOfestival

presso: Cassa Rurale Bassa Vallagarina, agenzia di Caprino V.se

causale “donazione progetto Gaium”

 

BALDOfestival è una Associazione di Promozione Sociale registrata, e quindi esistono alcune possibilità di deduzione/detrazione dalle imposte delle eventuali donazioni; per sapere come contattateci!

Indagini archeologiche presso la chiesetta di San Michele di Gaium

Emanuela Compri, Luciano Pugliese, archeologi

 

L’idea di indagare in maniera approfondita un bene storico ed artistico quale è la chiesa di San Michele di Gaium, in previsione della sua valorizzazione, non può prescindere dalla pianificazione e realizzazione di un suo studio a carattere archeologico. A seguito della richiesta dell’associazione BALDOfestival alla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto di poter includere al progetto “San

Michele di Gaium. Il monte, la chiesa, il fiume” delle indagini archeologiche daeffettuare presso la chiesetta, è giunta, nel Luglio 2005, la favorevole disponibilità della dott.sa Cavalieri Manasse, direttore del nucleo operativo di Verona, dopo il sopralluogo della dott.sa Brunella Bruno.

Già la posizione isolata di questa piccola chiesa, sita nella stretta fascia di terreno accluso tra la sponda destra del fiume Adige e le pareti rocciose alle pendici meridionali del comprensorio del monte Baldo, vicina alla chiusa di Verona (Ceraino) - che è testimoniata nella documentazione scritta a partire dall’inizio dell’XI secolo1-, costituisce un interessante spunto di ricerca archeologica. Poco si conoscono le fasi più antiche dell’edificio, quasi sicuramente legato alla Curtem Galioni2 citata nel 1163, che è posta sotto le dipendenze del monastero veronese di San Zeno.

Alterne vicende hanno interessato il sito di San Michele di Gaium modificandone incisivamente l’aspetto originario. Le poche strutture superstiti dell’edificio sacro, in particolar modo il campanile, stilisticamente riconducono il complesso, nelle sue prime fasi, ad età romanica. Nel 1562 San Michele è oggetto di un radicale rinnovamento ed ampliamento che vede lo spostamento dell’asse principale della chiesa con il nuovo ingresso posto verso sud e l’inserimento della precedente struttura all’interno del nuovo edificio, rinnovamento sostenuto, molto probabilmente, dalla prestigiosa famiglia dei

Conti Gaioni, che scelsero questo nuovo edificio sacro quale luogo delle loro sepolture familiari. L’edificio, arricchito nel tempo da una serie di strutture di servizio, rimase pressochè inalterato fino al 1945 quando, a causa di un bombaradamento a seguito della ritirata nazista, venne in gran parte distrutto. Oggi dell’antica chiesa di San Michele di Gaium si conserva in elevato solo un piccolo sacello, nel cui interno un restauro moderno ha restituito parte del perimetro absidale della primitiva chiesa, ed il campanile con una muratura in blocchi di arenaria e ciottoli, la cella campanaria a bifore sostenute da capitelli a stampella e, sul lato est, un affresco che rappresenta San Cristoforo e il Bambino.

L’interesse rappresentato dal sito di San Michele di Gaium spicca non unicamente per un valore peculiare. Posto a meridione dal ben più noto sito fortificato della Rocca di

Rivoli, -indagata archeologicamente negli anni ’60 ed ’80 grazie al contributo di équipe guidate da Laurence Barfield e più tardi da Peter Hudson3-, San Michele va compreso all’interno di un sistema territoriale e giurisdizionale più ampio. La fondazione di San Michele può essere scorsa attraverso diverse lenti e diverse orbite. Anzitutto all’interno  del contesto della Val d’Adige, inteso anche come sistema di collegamento tra il

 

Brennero e la pianura Padana, ma non per questo svincolata dal vicino territorio gardesano e all’ambito di influenza veronese. Se da un lato si può presumere che vada posta in relazione all’insediamento locale e a quella serie di piccole strutture preposte all’accoglienza ed ospitalità nonché al ristoro delle anime dei viandanti che percorrevano la via del fiume, come sembrerebbe testimoniare anche l’affresco di San Cristoforo, posto, non a caso, sul lato del campanile antistante il corso dell’Adige, dall’altro la sua dedicazione al Santo Michele la ricollega ad una serie di siti della sponda gardesana4 . Mi riferisco in particolare al vicino sito della Bastia di San Michele di Cavaion, oggetto negli ultimi anni di campagne archeologiche che stanno riportando alla luce, assieme al complesso ecclesiale, le strutture di un abitato della seconda metà dell’XI-XII secolo

 

GLI OBIETTIVI DEL PROGETTO ARCHEOLOGICO

Il progetto di ricerca archeologica si propone di analizzare tre aspetti fondamentali legati al complesso di San Michele5.

Il primo è quello di indagare le fasi iniziali, di cui non si conosce sostanzialmente nulla e che sono state fino ad ora assegnate solo tramite pochi indizi di ordine stilistico: mi riferisco alla base dell’area posta sul lato occidentale dell’edificio tradizionalmente ritenuta di età longobarda ed il campanile in stile romanico. Gli studi di storiografia locale hanno, infatti, sempre fatto risalire l’antica chiesa di San Michele ad età longobarda basandosi unicamente su studi d’ordine toponomastico, per la derivazione del termine Gaium da gahagium che significava bosco6.

Per questo fine si prevede lo scavo stratigrafico della primitiva fabbrica di età medievale, posta nello spazio compreso tra il retro dell’attuale edificio religioso e la parete rocciosa, come testimonia l’andamento dell’abside individuato durante il restauro del 1951 all’interno dell’ex sacrestia. Al recupero dell’intera sequenza stratigrafica dei depositi antropici sepolti, nonché all’individuazione delle strutture sepolte o tracce di queste, si prevede di affiancare una lettura stratigrafica muraria dell’edificio superstite.

 

L’analisi ed il confronto delle diverse sequenze stratigrafiche e delle diverse tipologie di indagini permette di ottenere un maggior numero di informazioni favorevoli alla definizione cronologica ed evolutiva del sito, oltre che ad offrire una serie di nozioni, quali tecniche costruttive e materiali impiegati, utili ad eventuali confronti con edifici presenti sul resto del territorio. Tutti i dati raccolti in questa fase concorreranno inoltre alla realizzazione di ricostruzioni digitali del complesso previste nell’ottica della divulgazione e valorizzazione della struttura recuperata.

 

Il secondo aspetto è legato all’individuazione e alla messa in luce delle strutture post-medievali: in particolar modo dei resti murari e pavimentali della chiesa cinquecentesca e degli annessi successivi. Si prevede quindi la realizzazione di uno scavo in estensione, che si sviluppi a nord e a sud dell’attuale edificio e che permetta di recuperare tutte le evidenze murarie sepolte legate all’ampliamento del complesso ecclesiastico del 1562. Questo tipo d’intervento rientra nell’ottica conservativa del progetto, ed è legato alla necessità di indagare lo stato di conservazione delle strutture, per le quali si può pensare ad un recupero e ed una nuova destinazione d’uso legata a scopi culturali. Inoltre, i dati raccolti consentiranno di approfondire le conoscenze su tutte le fasi di vita del complesso nella sua evoluzione, permettendo di fornire un quadro storico esaustivo.

 

Il terzo obiettivo verte circa la necessità di comprendere ed inserire la fondazione della chiesetta di San Michele all’interno del tessuto storico, territoriale e geomorfologico della Val d’Adige. San Michele di Gaium non si inserisce solo all’interno di un paesaggio ambientale di grande fascino, che permette al fruitore moderno di scorgerla nel suo aspetto singolare, ma si inserisce anche all’interno di un paesaggio storico, che le attribuisce un posto ed un significato anche in funzione di ciò che l’ha circondata. Un’indagine che adotti le metodologie dell’archeologia dei paesaggi, permette di ri-scorprire il ruolo di un sito in rapporto con l’insediamento coevo, con l’assetto viario e geomorfologico, con gli altri siti posti in relazione diretta ed indiretta, con il fine ultimo di restituire la complessità dello scenario storico artefice dell’oggetto di studio e di ri-consegnare al bene indagato il suo valore semantico.

 

Si prevede la realizzazione di una campagna di survey, affiancata dallo studio dei dati derivanti dall’analisi della cartografia storica e della fotografia aerea, che permetta di ricostruire il paesaggio storico in cui è stata inserita la fondazione della chiesa. Una particolare attenzione sarà rivolta ai rapporti del sito, nella sua fase di fondazione, con l’assetto viario del territorio e con gli altri siti di natura sia laica che religiosa, disposti lungo la Val d’Adige e nell’entroterra più prossimo. In questa fase ci si prefigge, infatti, di recuperare altri dati materiali che spesso si conservano ancora in modo frammentario sul territorio e che possono essere recuperati attraverso una sistematica operazione di indagine che utilizzi le metodologie dell’archeologia dei paesaggi.

 

 

FASI E TEMPI

L’indagine di San Michele di Gaium, condotta con la direzione della Soprintendenza per i Beni Archeologici, si svolgerà indicativamente in due fasi: una prima dedicata alla campagna di scavo ed una seconda rivolta alla campagna di survey, . Le due differenti indagini, che si svolgeranno in modo indipendente e non subordinato riguardo ai tempi di realizzazione, prevedono il lavoro di due operatori archeologici professionisti, coadiuvati da circa cinque volontari.

LO SCAVO: Il criterio di scavo e d’analisi del complesso della chiesa di Gaium sarà quello stratigrafico, corredato da una documentazione esaustiva cartacea, fotografica e digitale. I metodi analitici saranno diversificati e si adatteranno ai vari contesti, nell’ottica di una strategia flessibile vincolata ai singoli ambiti scavati.

La campagna di scavo prevede una durata di massimo otto settimane e la presenza di due archeologi professionisti cooperati da circa cinque volontari presenti indicativamente per tutta la durata dello scavo e da due operai manovali per i quali si richiede una prestazione di due settimane di lavoro. Lo scavo previsto è di tipo estensivo. L’area interessata dalle indagini archeologiche è di approssimativamente

5.000 m2, relativa alla zona che circonda l’attuale chiesa. Tramite l’ausilio di un escavatore si procederà all’apertura dell’area di scavo con l’asportazione dell’humus e l’eliminazione dei depositi di detriti che giacciono attualmente dietro e attorno alla chiesa; è previsto anche il taglio degli arbusti che sono cresciuti spontaneamente sopra alle strutture distrutte dal bombardamento del 1944. Lo scavatore meccanico verrà impiegato per cinque giorni lavorativi. Oltre alla messa in luce di tutte le strutture pavimentali e murarie superstiti, si procederà allo scavo stratigrafico dell’area retrostante all’attuale chiesa, con il fine di individuare le fasi più antiche della chiesa di

San Michele. In questo settore si auspica lo scavo completo dell’intera sequenza stratigrafica fino ad esaurimento del deposito antropico. Ci si riserva inoltre la possibilità di eseguire piccoli saggi di scavo in zone che si riterranno interessanti per il recupero di dati vertenti la prima fase di fondazione. Unitamente allo scavo stratigrafico dei bacini sepolti si opererà il rilievo fotodigitale delle murature conservate in elevato e un’analisi archeologica del costruito per individuare le varie fasi costruttive.

Durante la campagna di scavo è previsto il lavaggio e la siglatura dei materiali ceramici raccolti.

La documentazione di scavo sarà redatta in forma cartacea e digitale, con l’inserimento dei dati ottenuti in un data-base. Si effettueranno riprese fotografiche in forma cartacea, diapositiva e digitale. Si prevede la realizzazione di piante di scavo con metodi tradizionali e la redazione di piani planimetrici gestiti con ortofoto. I dati spaziali saranno rilevati tramite l’uso di stazione totale, strumento utile anche nel rilievo delle murature conservatesi in elevato. Nel corso della campagna si raccoglierà una documentazione di immagini a video delle varie fasi di intervento, utile alla realizzazione di un eventuale video a carattere didattico-divulgativo. Il sistema di registrazione e raccolta dei dati ottenuti dall’indagine sarà il più possibile consono allo sfruttamento dei dati stessi per la realizzazione di filologiche ricostruzioni virtuali in 3D da effettuare in un momento successivo all’interpretazione dei dati.

Le strutture messe in luce, in fase di chiusura scavo, saranno ricoperte con geotessuto, materiale idoneo ad una prima conservazione, e ricoperte in parte od interamente da un sottile strato di terreno, in attesa di progettare un loro restauro e rifunzionalizzazione. Al termine della campagna sarà stilata una relazione di scavo completa di piante in formato cartaceo e foto, che verrà depositata presso gli uffici della Soprintendenza Archeologica, assieme al materiale raccolto durante lo scavo.

 

IL SURVEY: La ricognizione che si intende compiere verrà pianificata in via preventiva dopo una attenta analisi e raccolta di diversi dati. Si prevede l’uso preferenziale di alcune fonti per la pianificazione del survey sul territorio. In particolar modo si intende effettuare uno studio esaustivo dell’edito, lo spoglio della cartografia storica, la lettura di fotogrammi aerei del comprensorio in cui è inserito il complesso di San Michele, la raccolta di mappe geofisiche e geomorfologiche del territorio. I dati raccolti durante questa fase serviranno ad indirizzare le indagini di ricognizioni sul territorio. In questa fase preparativa saranno coinvolte figure professionali specifiche, soprattutto per la lettura archeologica dei fotogrammi aerei.

 

Per le ricognizioni sono previste due settimane di lavoro condotte da due archeologi e da alcuni volontari. I dati rilevati verranno documentati attraverso l’assegnazione di un numero seguente di sito/traccia/elemento-architettonico, con la segnalazione perimetrata del sito/traccia/elemento-architettonico sul supporto cartografico utilizzato, la redazione di schede descrittive, la realizzazione di rilievi grafici e fotografici. Tutti i dati raccolti verranno interpretati da un punto di vista storico-archeologico e concorreranno alla realizzazione di ricostruzioni virtuali del paesaggio storico nelle sue evoluzioni.

 

Note:

1 P.Hudson, C.La Rocca Hudson 1982, Rocca di Rivoli. Storia di una collina nella valle dell’Adige tra Preistoria e Medioevo, p. 23.

2 Gaium compare citato anche come “Castrum Galiuni” nel 1289 e più tardi come villa: Cristini V. 2007, Gli uomini, la terra, la fede, p. 164.

3 Sugli scavi medievali Rocca di Rivoli si veda: P.Hudson, C.La Rocca Hudson 1982, Rocca di Rivoli.Storia di una collina nella valle dell’Adige tra Preistoria e Medioevo, San Giovanni Lupatoto; P.Hudson1984, Scavi alla Rocca di Rivoli Veronese, in “Castelli, storia e archeologia”, Cuneo, pp. 399-412.; P.Hudson 1984, Rivoli: fortezza altomedievale, in “La Valpolicella dall’altomedioevo all’età comunale”, a cura di A.Castagnetti, Verona; P.Hudson 1985, Lo scavo della cappella nel castello militare della Roccadi Rivoli, in “Atti del Primo Convegno archeologico sulla Valdadige meridionale”, pp. 111-118.

 

 

4 Nell’entroterra bresciano, in prossimità del lago di Garda, si trovano due chiese dedicate a SanMichele, non lontano una dall’altra, a Puegnago e a Soiano; sulla sponda veronese si trova il sito della Bastia di San Michele nel comune di Cavaion e nell’entroterra, a Caprino, è ubicata una chiesetta probabilmente di età romanica con la medesima dedicazione.

5 Sulla chiesetta di San Michele di Gaium si vedano: MARANGONI M. 1978, Monumenti della fedenel vicariato di Caprino, Verona, p. 110; NEGRI P.-FILIPPI M.G. 1946, Rivoli, Rivoli, p. 53; POLICANTEG. 2000, Quel Novembre del ’44, Volargne-Dolcè, p. 163; BENINI G. 1995, Chiese romaniche nelterritorio veronese, p. 346; CRISTINI V. 2007, Gli uomini, la terra, la fede, in “Storia e storie di RivoliVeronese”, pp. 161-182.

6 CRISTINI V. 2007, Gli uomini, la terra, la fede, in “Storia e storie di Rivoli Veronese”, p. 164.

 

 

 

Chiesetta di Gaium,

rudere fuori mano,

compagna di sventura

di un cimitero nano!

Il fiume sonnolento

sa cullare i tuoi sogni,

chi passa disattento,

non ti nota nemmeno.

Tu stai modesta e timida,

rudere ormai in disuso,

contro la costa ripida

tra la roccia che frana.

Molti passando guardano,

bella chiesetta antica,

pochi però ti vedono,

la fretta ti è nemica.

Anche se non eterna,

puoi startene in panciolle,

per noi, gente moderna,

è necessario correre.

Finalmente ti ho vista

e son riuscito a cogliere

quell'intima tua pace

che il tempo non sa togliere.

Chi ti "vede" si gode

non perché hai qualcosa

riportata sui libri,

che ti rende famosa.

Non fughe architettoniche

né prospettive ardite,

solo un campaniletto

e tegole annerite,

l'unico tuo ornamento

è un affresco dipito

da un artista pitocco

con l'acquerello stinto.

Ma tu... sei tu,

chiesetta di Gaium!

Certo non si San Pietro

né il Duomo di Milano,

dove l'oro e l'incenso

son sparsi a piena mano.

Il tuo retaggio storico

non ha i pontificali

di quelle chiese immense,

rigide, impersonali,

dove Crito è un orpello.

Per te, mi sbaglierò,

ma Cristo è ancora quello

che nacque nella paglia.

Chiesetta pensionata,

rudere un poco strano

tra l'Adige e la roccia,

hai qualcosa di arcano,

sai dare a chi ti apprezza

un pezzetto di cielo:

"È l'umiltà che esalta"

come dice il Vangelo.

 

Ivo Rossi

 

 

 

Note preliminari al restauro della chiesa di San Michele di Gaium.

Erminio Signorini, restauratore

 

Sulla stretta lingua di terra, sulla riva destra dell’Adige, all’apertura degli stretti contrafforti rocciosi della Chiusa verso la pianura veneto padana, si trova isolato nel verde un apparentemente strano edificio, noto come chiesa di S. Michele di Gaium.La toponomastica e la dedica del sacello rimandano a tempi remoti e quel che si può vedere ora altro non è che un povero residuo di una lunga storia di insediamenti, in parte documentata e ricostruibile, in parte ipotizzabile con poco sforzo di fantasia.

Il confronto tra i documenti e un’attenta lettura dei resti costruiti permette di individuare in questo stesso luogo un’interessante e importante succesione di edifici, per lo più sacri.

Altomedioevo

La tradizione rimanda ad un edificio longobardo, ovviamente al culto dell’Arcangelo Michele primo milite delle schiere angeliche, cui il fiero popolo barbarico convertitosi al cristianesimo fu devoto assai. Ad alimentare la tradizione longobarda aiuta il toponimo della località, che con i consimili Gazzo o Gadio rinvia a presenze di proprietà regie in loco. A tale fase viene fatta risalire la base dell’ara presente sul lato occidentale dell’edificio attuale, ma forse non è elemento sufficiente.

Dopo il Mille

Al secolo XII o XIII, forse dopo il terremoto che sconvolse Verona sul finire del sec. XII, deve probabilmente risalire una chiesetta romanico-rurale, di semplici forme e di piccole dimensioni con il suo campanile e cimitero accostati. L’orientamento dell’edificio era da ovest verso est, secondo i canoni del tempo. Ad un periodo successivo forse si deve un ampliamento dell’edificio, forse anche con cambiamento dell’orientamento, poiché il terreno assai stretto condizionava uno sviluppo diverso.A tali fasi si riferiscono alcuni elementi residui: lo svettante campaniletto, terminante con una cuspide a piramide, forse rifatta in altra epoca, e con una cella campanaria aperta sui quattro lati da sottili bifore con colonnetta a stampella ; due brani di muratura con conci ben lavorati visibili sul lato sud a sinistra dell’edificio attuale; l’arco sacro che immetteva nell’abside, ora visibile al fondo del sacello; le fondazioni dell’abside visibili all’interno del sacello stesso e che ora separano l’altare dalla piccola aula in senso rovesciato; brani di decorazione lungo i contorni dell’arco sacro; un brano affrescato sul lato esterno est del campanile, raffigurante “S. Cristoforo e altri Santi”; brani di affresco sul lato ovest esterno del campanile; piccoli brani di affresco rimasti aderenti a conci riutilizzati successivamente in altre parti degli edifici.

Fine Quattrocento o inizi del Cinquecento

Fu edificata una cappella laterale, probabilmente gentilizia, decorata all’interno e all’esterno, con una bella finestra in stile gotico veneziano.

Di tale costruzione rimane molto, in quanto il sacello oggi esistente coincide quasi perfettamente con tale cappella. Della decorazione esterna a semplici riquadrature geometriche in rosso rimangono molti elementi, così come di quella interna dello stesso stile e con croci di consacrazione; meno rimane della decorazione della parete frontale (quella a est corrispondente all’attuale ingresso) dove era appoggiato l’altare, perché qui fu eseguita una ridecorazione generale durante il secolo XVI o XVII.

Seconda metà del Cinquecento

Nel 1564 gli edifici ecclesiastici esistenti furono abbattuti e fu costruita una nuova chiesa parrocchiale, più ampia e certamente orientata sud-nord, che conservò il vecchio campaniletto medievale, decorandolo sulle pareti esterne, e trasformò in sacrestia la cappellina gotica, chiudendola dalla parte della navata della chiesa lungo il vecchio arco sacro. La cappellina -sacrestia nel corso del sec. XVII fu ridecorata con festoni di fiori e clipei figurati.A questa fase risale la maggior parte della decorazione interna al sacello oggi visibile soprattutto sulla parete nord, sulla volta e su parte delle pareti est e ovest. All’esterno invece sono ben visibili resti dei muri perimetrali della chiesa. 1945-50La chiesa e gli edifici annessi subirono forti effetti in seguito ai bombardamenti della linea ferroviaria posta sull’altra sponda del fiume, che ne minarono la stabilità, per cui poco dopo la chiesa parrocchiale e altri edifici furono abbattuti, per essere ricostruiti più vicino alle frazioni del borgo. Soli rimasero il campanile e l’ex-cappellina/sacrestia, trasformata ora nella chiesetta di S. Michele.

 

STATO DI CONSERVAZIONE

Tralasciando di scrivere degli edifici, che in generale versano in condizioni precarie, le parti decorate superstiti sono numerose e significative per la storia degli edifici e per le loro intrinseche qualità.

DECORAZIONI ESTERNE

Due lati del campanile (sud e est) nella parte superiore conservano estese porzioni di due successive decorazioni a finta muratura in mattoni o a quadrature geometriche, con il cerchio dell’orologio. Sono lacunosi e si stanno dilavando, ma perderli significherebbe perdere un pezzo della storia del luogo.La facciata sud della chiesetta conserva parte della decorazione gotica, a semplici quadrature geometriche su fondo bianco. Sono ovviamente incomplete, ma ancora in grado di fornire una traccia di quella fase dell’edificio. I vegetali infestanti e l’umidità di risalita hanno compromesso soprattutto le parti inferiori più vicine al suolo.Su due lati (est e ovest) del campanile in basso si trovano le porzioni affrescate medievali, in parte già oggetto di restauro conservativo, ma bisognose di controllo e manutenzione.

DECORAZIONI INTERNE

Sulle pareti interne, in porzioni più o meno estese, sono presenti testimonianze di almeno quattro momenti decorativi:

a – decorazioni medievali soprattutto lungo l’arco sacro

b – decorazioni della cappellina gotica

c – decorazione di tipo rinascimentale

d – decorazione barocca.

In molti punti i differenti strati si sovrappongono, per cui andrà salvata sempre l’ultima superficie visibile.

Le pareti sono state fortemente attaccate dall’umidità di risalita, favorita anche dalle malte cementizie utilizzate nell’ultimo rifacimento, e dalle acque meteoriche che sono filtrate a lungo attraverso il tetto non ben sistemato.

Il colore è spesso debole o sollevato.

Un intervento serio deve prevedere in primo luogo la sistemazione dell’edificio, con la messa in sicurezza provvisoria degli apparati decorativi.

Secondariamente, in concomitanza con il restauro delle decorazioni, si dovrà prevedere anche una completa risistemazione degli intonaci sulle porzioni di parete non più decorate, coerentemente con l’aspetto che avrà tutto l’edificio restaurato.

Analoga osservazione va fatta per le murature esterne prive di frammenti decorativi.