Note preliminari al restauro della chiesa di San Michele di Gaium.

Erminio Signorini, restauratore

 

Sulla stretta lingua di terra, sulla riva destra dell’Adige, all’apertura degli stretti contrafforti rocciosi della Chiusa verso la pianura veneto padana, si trova isolato nel verde un apparentemente strano edificio, noto come chiesa di S. Michele di Gaium.La toponomastica e la dedica del sacello rimandano a tempi remoti e quel che si può vedere ora altro non è che un povero residuo di una lunga storia di insediamenti, in parte documentata e ricostruibile, in parte ipotizzabile con poco sforzo di fantasia.

Il confronto tra i documenti e un’attenta lettura dei resti costruiti permette di individuare in questo stesso luogo un’interessante e importante succesione di edifici, per lo più sacri.

Altomedioevo

La tradizione rimanda ad un edificio longobardo, ovviamente al culto dell’Arcangelo Michele primo milite delle schiere angeliche, cui il fiero popolo barbarico convertitosi al cristianesimo fu devoto assai. Ad alimentare la tradizione longobarda aiuta il toponimo della località, che con i consimili Gazzo o Gadio rinvia a presenze di proprietà regie in loco. A tale fase viene fatta risalire la base dell’ara presente sul lato occidentale dell’edificio attuale, ma forse non è elemento sufficiente.

Dopo il Mille

Al secolo XII o XIII, forse dopo il terremoto che sconvolse Verona sul finire del sec. XII, deve probabilmente risalire una chiesetta romanico-rurale, di semplici forme e di piccole dimensioni con il suo campanile e cimitero accostati. L’orientamento dell’edificio era da ovest verso est, secondo i canoni del tempo. Ad un periodo successivo forse si deve un ampliamento dell’edificio, forse anche con cambiamento dell’orientamento, poiché il terreno assai stretto condizionava uno sviluppo diverso.A tali fasi si riferiscono alcuni elementi residui: lo svettante campaniletto, terminante con una cuspide a piramide, forse rifatta in altra epoca, e con una cella campanaria aperta sui quattro lati da sottili bifore con colonnetta a stampella ; due brani di muratura con conci ben lavorati visibili sul lato sud a sinistra dell’edificio attuale; l’arco sacro che immetteva nell’abside, ora visibile al fondo del sacello; le fondazioni dell’abside visibili all’interno del sacello stesso e che ora separano l’altare dalla piccola aula in senso rovesciato; brani di decorazione lungo i contorni dell’arco sacro; un brano affrescato sul lato esterno est del campanile, raffigurante “S. Cristoforo e altri Santi”; brani di affresco sul lato ovest esterno del campanile; piccoli brani di affresco rimasti aderenti a conci riutilizzati successivamente in altre parti degli edifici.

Fine Quattrocento o inizi del Cinquecento

Fu edificata una cappella laterale, probabilmente gentilizia, decorata all’interno e all’esterno, con una bella finestra in stile gotico veneziano.

Di tale costruzione rimane molto, in quanto il sacello oggi esistente coincide quasi perfettamente con tale cappella. Della decorazione esterna a semplici riquadrature geometriche in rosso rimangono molti elementi, così come di quella interna dello stesso stile e con croci di consacrazione; meno rimane della decorazione della parete frontale (quella a est corrispondente all’attuale ingresso) dove era appoggiato l’altare, perché qui fu eseguita una ridecorazione generale durante il secolo XVI o XVII.

Seconda metà del Cinquecento

Nel 1564 gli edifici ecclesiastici esistenti furono abbattuti e fu costruita una nuova chiesa parrocchiale, più ampia e certamente orientata sud-nord, che conservò il vecchio campaniletto medievale, decorandolo sulle pareti esterne, e trasformò in sacrestia la cappellina gotica, chiudendola dalla parte della navata della chiesa lungo il vecchio arco sacro. La cappellina -sacrestia nel corso del sec. XVII fu ridecorata con festoni di fiori e clipei figurati.A questa fase risale la maggior parte della decorazione interna al sacello oggi visibile soprattutto sulla parete nord, sulla volta e su parte delle pareti est e ovest. All’esterno invece sono ben visibili resti dei muri perimetrali della chiesa. 1945-50La chiesa e gli edifici annessi subirono forti effetti in seguito ai bombardamenti della linea ferroviaria posta sull’altra sponda del fiume, che ne minarono la stabilità, per cui poco dopo la chiesa parrocchiale e altri edifici furono abbattuti, per essere ricostruiti più vicino alle frazioni del borgo. Soli rimasero il campanile e l’ex-cappellina/sacrestia, trasformata ora nella chiesetta di S. Michele.

 

STATO DI CONSERVAZIONE

Tralasciando di scrivere degli edifici, che in generale versano in condizioni precarie, le parti decorate superstiti sono numerose e significative per la storia degli edifici e per le loro intrinseche qualità.

DECORAZIONI ESTERNE

Due lati del campanile (sud e est) nella parte superiore conservano estese porzioni di due successive decorazioni a finta muratura in mattoni o a quadrature geometriche, con il cerchio dell’orologio. Sono lacunosi e si stanno dilavando, ma perderli significherebbe perdere un pezzo della storia del luogo.La facciata sud della chiesetta conserva parte della decorazione gotica, a semplici quadrature geometriche su fondo bianco. Sono ovviamente incomplete, ma ancora in grado di fornire una traccia di quella fase dell’edificio. I vegetali infestanti e l’umidità di risalita hanno compromesso soprattutto le parti inferiori più vicine al suolo.Su due lati (est e ovest) del campanile in basso si trovano le porzioni affrescate medievali, in parte già oggetto di restauro conservativo, ma bisognose di controllo e manutenzione.

DECORAZIONI INTERNE

Sulle pareti interne, in porzioni più o meno estese, sono presenti testimonianze di almeno quattro momenti decorativi:

a – decorazioni medievali soprattutto lungo l’arco sacro

b – decorazioni della cappellina gotica

c – decorazione di tipo rinascimentale

d – decorazione barocca.

In molti punti i differenti strati si sovrappongono, per cui andrà salvata sempre l’ultima superficie visibile.

Le pareti sono state fortemente attaccate dall’umidità di risalita, favorita anche dalle malte cementizie utilizzate nell’ultimo rifacimento, e dalle acque meteoriche che sono filtrate a lungo attraverso il tetto non ben sistemato.

Il colore è spesso debole o sollevato.

Un intervento serio deve prevedere in primo luogo la sistemazione dell’edificio, con la messa in sicurezza provvisoria degli apparati decorativi.

Secondariamente, in concomitanza con il restauro delle decorazioni, si dovrà prevedere anche una completa risistemazione degli intonaci sulle porzioni di parete non più decorate, coerentemente con l’aspetto che avrà tutto l’edificio restaurato.

Analoga osservazione va fatta per le murature esterne prive di frammenti decorativi.