Studio per il recupero e la valorizzazione dell'ambiente storico-culturale e naturale nel tratto pededontano dell'Adige. I luoghi della memoria, dell'identità e delle relazioni.

Anna Braioni, architetto

 

Il filosofo Gaston Bachelard ha detto: “Ciò che caratterizza un luogo è innanzittutto la quantità di tempo di vita che esso può contenere.”.

L’area della Chiusa di Ceraino è la visualizzazione, l’archetipo del concetto sopra esposto. E’ un “iconema” non solo spaziale, ma anche temporale. Con questo neologismo Eugenio Turri intendeva definire i luoghi che identificano e che, nello stesso tempo, determinano un territorio.

Infatti le strette pareti rocciose a strapiombo sul fiume, monumento geologico a livello europeo, descrivono sinteticamente la Val d’Adige nel suo tratto pedemontano e nel contempo producono la morfologia di tutto il territorio circostante con il continuo ripetersi di anse e meandri fluviali, con ampi spazi golenali, con il lento degradare delle rive verso l’acqua, paesaggio talvolta interrotto da brevi arginature predisposte solo negli ultimi decenni.

Tale andamento è descritto fin dalla carte più antiche: da quella del XV secolo dei Frari (detta dell’Almagià per lo studioso che la valorizzò nel 1923) a quella di Cristoforo Sorte del XVI secolo, alle successive fino ai nostri giorni.

In tutti questi documenti cartografici, appena a valle del meandro di Ceraino in un breve tratto rettilineo, in riva destra viene sempre rappresentata e talvolta identificata con il toponimo “Gaion” una Chiesa con campanile.

Ciò che rimane dell’originario complesso di San Michele è ora accompagnato da un piccolo cimitero, il tutto inserito in una vasta area prativa con grandi pioppi, area che una volta all’anno si riempie di folla per la festa del patrono.

È uno dei tratti più pittoreschi del fiume.

Si tratta ora di valorizzarlo senza togliere il suo specifico carattere di sito isolato e immerso nella natura, di inserirlo in un percorso culturale che permetta di conoscere la complessa stratificazione naturalistica e antropica della Val d’Adige: dalle ere geologiche, ai ritrovamenti preistorici, al passaggio in risalita delle galee veneziane, alle ville tardorinascimentali sparse nel territorio collinare e lungo il fiume, ai forti austriaci, ecc..

Sono quindi viaggi che si configurano:

  • nell’archeologia in destra Adige con la zona di scavo di Brentino che può essere recuperata attraverso l’allestimento di un sottopasso dell’autostrada, con l’altra (“il Castelletto”) sulla Rocca, con un possibile futuro scavo a San Michele di Gaium, ecc. e in sinistra con il Riparo Soman, ecc.;
  • nella letteratura con i racconti dei grandi viaggi lungo il fiume da Durer, a Lutero, a Goethe, ai moderni viaggiatori;
  • nellastoriadalle invasioni barbariche, alle visite pastorali, ai pellegrinaggi versoRoma, dalle battaglie napoleoniche alle fortificazioni austriache puntate a sud e successivamente rivolte a nord dopo l’annessione del Veneto e quindi del Trentino, dalle antiche cave, dimostrazione di uno storico utilizzo del marmo, alle malghe dimostrazione di una transumanza antica e recente;
  • nella natura con i diversi biotopi presenti e con gli endemismi floristici e faunistici del Monte Baldo riconosciuti per la loro importanza a livello scientifico.

È, in sintesi, un viaggio nella cultura da vivere a piccole dosi e in tranquillità, così come avveniva per gli antichi viaggiatori che stabilivano nella Val d’Adige il percorso preferenziale di scambio tra nord e sud, così come avveniva per i pellegrini che raggiungevano le varie mete religiose presenti nella zona.

La rete dei percorsi culturali potrà avere, a sua volta, connessioni con altre reti, quali:

  • le attività sportive già presenti come le palestre di roccia, il canoismo o il rafting lungo il fiume, o possibili nel futuro come la pista di pattinaggio parallela a quella ciclabile sulla ex sede ferroviaria Volargne – Dolcè;
  • il turismo escursionistico con i versanti della Lessinia e del Monte Baldo, con la grande scarpata dell’anticatena “Cavalara”, dai cui crinali è possibile godere una visione a 360° dell’area alpina e subalpina, con la pista ciclabile lungo il Biffis, in fase di allestimento, che si ricongiunge con quella trentina e quindi con l’Alto Adige;
  • il turismo enogastronomico già consolidato per la presenza di iniziative sviluppate ormai da un decennio dal Consorzio “Terra dei Forti”, con il rilancio di vitigni autoctoni quali l’”Enantio”, di prodotti caseari di nicchia e con diffusi momenti di degustazione;
  • il turismo religioso di massa con i pellegrinaggi verso il Santuario di Madonna dellaCorona sul versante baldense che hanno come punto di partenza la struttura di accoglienza del “Cristo della Strada” sulla provinciale Rivoli-Brentino in destra Adige.

Questo reticolo estremamente vasto di tracciati ha una carenza strutturale nella mancanza di passaggi tra le due rive: dal ponte di Domegliara/Cavaion a quello di Brentino/Ossenigo attualmente non esistono possibilità di attraversamento dell’Adige; in futuro potrà esservi il ponte Dolcè/Rivoli. Ma con indubbi minori costi di costruzione e con una gestione intelligente potrebbero essere riallestiti i traghetti storici della Val d’Adige: quello tra Rivoli e Ceraino poco a monte della Chiusa funzionante fino agli anni cinquanta del secolo appena trascorso e quello poco a valle tra Gaium e Volargne.

La strumentazione urbanistica, da quella di area vasta a quella locale, è già adeguata a questa progettualità:

  • i Progetti di Valorizzazione Ambientale (PVA) della Val d’Adige e dell’Anfiteatro morenico di Rivoli in attuazione del Piano Territoriale Provinciale;
  • i Piani d’Area interessati;
  • il Progetto di Valorizzazione dei comuni rivieraschi di Dolcè, Brentino e Rivoli;
  • i Piani Regolatori comunali.

Necessita, ora, un coordinamento di iniziative e di adeguati finanziamenti tra i diversi Enti preposti tra cui anche le Società Autostrada del Brennero e Autogrill, affinché le Aree di Servizio Adige nord e Adige sud possano funzionare come nodi di interscambio auto – bici; iniziative di tal genere sono già state attuate su altri tratti autostradali in Europa.