Indagini archeologiche presso la chiesetta di San Michele di Gaium

Emanuela Compri, Luciano Pugliese, archeologi

 

L’idea di indagare in maniera approfondita un bene storico ed artistico quale è la chiesa di San Michele di Gaium, in previsione della sua valorizzazione, non può prescindere dalla pianificazione e realizzazione di un suo studio a carattere archeologico. A seguito della richiesta dell’associazione BALDOfestival alla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto di poter includere al progetto “San

Michele di Gaium. Il monte, la chiesa, il fiume” delle indagini archeologiche daeffettuare presso la chiesetta, è giunta, nel Luglio 2005, la favorevole disponibilità della dott.sa Cavalieri Manasse, direttore del nucleo operativo di Verona, dopo il sopralluogo della dott.sa Brunella Bruno.

Già la posizione isolata di questa piccola chiesa, sita nella stretta fascia di terreno accluso tra la sponda destra del fiume Adige e le pareti rocciose alle pendici meridionali del comprensorio del monte Baldo, vicina alla chiusa di Verona (Ceraino) - che è testimoniata nella documentazione scritta a partire dall’inizio dell’XI secolo1-, costituisce un interessante spunto di ricerca archeologica. Poco si conoscono le fasi più antiche dell’edificio, quasi sicuramente legato alla Curtem Galioni2 citata nel 1163, che è posta sotto le dipendenze del monastero veronese di San Zeno.

Alterne vicende hanno interessato il sito di San Michele di Gaium modificandone incisivamente l’aspetto originario. Le poche strutture superstiti dell’edificio sacro, in particolar modo il campanile, stilisticamente riconducono il complesso, nelle sue prime fasi, ad età romanica. Nel 1562 San Michele è oggetto di un radicale rinnovamento ed ampliamento che vede lo spostamento dell’asse principale della chiesa con il nuovo ingresso posto verso sud e l’inserimento della precedente struttura all’interno del nuovo edificio, rinnovamento sostenuto, molto probabilmente, dalla prestigiosa famiglia dei

Conti Gaioni, che scelsero questo nuovo edificio sacro quale luogo delle loro sepolture familiari. L’edificio, arricchito nel tempo da una serie di strutture di servizio, rimase pressochè inalterato fino al 1945 quando, a causa di un bombaradamento a seguito della ritirata nazista, venne in gran parte distrutto. Oggi dell’antica chiesa di San Michele di Gaium si conserva in elevato solo un piccolo sacello, nel cui interno un restauro moderno ha restituito parte del perimetro absidale della primitiva chiesa, ed il campanile con una muratura in blocchi di arenaria e ciottoli, la cella campanaria a bifore sostenute da capitelli a stampella e, sul lato est, un affresco che rappresenta San Cristoforo e il Bambino.

L’interesse rappresentato dal sito di San Michele di Gaium spicca non unicamente per un valore peculiare. Posto a meridione dal ben più noto sito fortificato della Rocca di

Rivoli, -indagata archeologicamente negli anni ’60 ed ’80 grazie al contributo di équipe guidate da Laurence Barfield e più tardi da Peter Hudson3-, San Michele va compreso all’interno di un sistema territoriale e giurisdizionale più ampio. La fondazione di San Michele può essere scorsa attraverso diverse lenti e diverse orbite. Anzitutto all’interno  del contesto della Val d’Adige, inteso anche come sistema di collegamento tra il

 

Brennero e la pianura Padana, ma non per questo svincolata dal vicino territorio gardesano e all’ambito di influenza veronese. Se da un lato si può presumere che vada posta in relazione all’insediamento locale e a quella serie di piccole strutture preposte all’accoglienza ed ospitalità nonché al ristoro delle anime dei viandanti che percorrevano la via del fiume, come sembrerebbe testimoniare anche l’affresco di San Cristoforo, posto, non a caso, sul lato del campanile antistante il corso dell’Adige, dall’altro la sua dedicazione al Santo Michele la ricollega ad una serie di siti della sponda gardesana4 . Mi riferisco in particolare al vicino sito della Bastia di San Michele di Cavaion, oggetto negli ultimi anni di campagne archeologiche che stanno riportando alla luce, assieme al complesso ecclesiale, le strutture di un abitato della seconda metà dell’XI-XII secolo

 

GLI OBIETTIVI DEL PROGETTO ARCHEOLOGICO

Il progetto di ricerca archeologica si propone di analizzare tre aspetti fondamentali legati al complesso di San Michele5.

Il primo è quello di indagare le fasi iniziali, di cui non si conosce sostanzialmente nulla e che sono state fino ad ora assegnate solo tramite pochi indizi di ordine stilistico: mi riferisco alla base dell’area posta sul lato occidentale dell’edificio tradizionalmente ritenuta di età longobarda ed il campanile in stile romanico. Gli studi di storiografia locale hanno, infatti, sempre fatto risalire l’antica chiesa di San Michele ad età longobarda basandosi unicamente su studi d’ordine toponomastico, per la derivazione del termine Gaium da gahagium che significava bosco6.

Per questo fine si prevede lo scavo stratigrafico della primitiva fabbrica di età medievale, posta nello spazio compreso tra il retro dell’attuale edificio religioso e la parete rocciosa, come testimonia l’andamento dell’abside individuato durante il restauro del 1951 all’interno dell’ex sacrestia. Al recupero dell’intera sequenza stratigrafica dei depositi antropici sepolti, nonché all’individuazione delle strutture sepolte o tracce di queste, si prevede di affiancare una lettura stratigrafica muraria dell’edificio superstite.

 

L’analisi ed il confronto delle diverse sequenze stratigrafiche e delle diverse tipologie di indagini permette di ottenere un maggior numero di informazioni favorevoli alla definizione cronologica ed evolutiva del sito, oltre che ad offrire una serie di nozioni, quali tecniche costruttive e materiali impiegati, utili ad eventuali confronti con edifici presenti sul resto del territorio. Tutti i dati raccolti in questa fase concorreranno inoltre alla realizzazione di ricostruzioni digitali del complesso previste nell’ottica della divulgazione e valorizzazione della struttura recuperata.

 

Il secondo aspetto è legato all’individuazione e alla messa in luce delle strutture post-medievali: in particolar modo dei resti murari e pavimentali della chiesa cinquecentesca e degli annessi successivi. Si prevede quindi la realizzazione di uno scavo in estensione, che si sviluppi a nord e a sud dell’attuale edificio e che permetta di recuperare tutte le evidenze murarie sepolte legate all’ampliamento del complesso ecclesiastico del 1562. Questo tipo d’intervento rientra nell’ottica conservativa del progetto, ed è legato alla necessità di indagare lo stato di conservazione delle strutture, per le quali si può pensare ad un recupero e ed una nuova destinazione d’uso legata a scopi culturali. Inoltre, i dati raccolti consentiranno di approfondire le conoscenze su tutte le fasi di vita del complesso nella sua evoluzione, permettendo di fornire un quadro storico esaustivo.

 

Il terzo obiettivo verte circa la necessità di comprendere ed inserire la fondazione della chiesetta di San Michele all’interno del tessuto storico, territoriale e geomorfologico della Val d’Adige. San Michele di Gaium non si inserisce solo all’interno di un paesaggio ambientale di grande fascino, che permette al fruitore moderno di scorgerla nel suo aspetto singolare, ma si inserisce anche all’interno di un paesaggio storico, che le attribuisce un posto ed un significato anche in funzione di ciò che l’ha circondata. Un’indagine che adotti le metodologie dell’archeologia dei paesaggi, permette di ri-scorprire il ruolo di un sito in rapporto con l’insediamento coevo, con l’assetto viario e geomorfologico, con gli altri siti posti in relazione diretta ed indiretta, con il fine ultimo di restituire la complessità dello scenario storico artefice dell’oggetto di studio e di ri-consegnare al bene indagato il suo valore semantico.

 

Si prevede la realizzazione di una campagna di survey, affiancata dallo studio dei dati derivanti dall’analisi della cartografia storica e della fotografia aerea, che permetta di ricostruire il paesaggio storico in cui è stata inserita la fondazione della chiesa. Una particolare attenzione sarà rivolta ai rapporti del sito, nella sua fase di fondazione, con l’assetto viario del territorio e con gli altri siti di natura sia laica che religiosa, disposti lungo la Val d’Adige e nell’entroterra più prossimo. In questa fase ci si prefigge, infatti, di recuperare altri dati materiali che spesso si conservano ancora in modo frammentario sul territorio e che possono essere recuperati attraverso una sistematica operazione di indagine che utilizzi le metodologie dell’archeologia dei paesaggi.

 

 

FASI E TEMPI

L’indagine di San Michele di Gaium, condotta con la direzione della Soprintendenza per i Beni Archeologici, si svolgerà indicativamente in due fasi: una prima dedicata alla campagna di scavo ed una seconda rivolta alla campagna di survey, . Le due differenti indagini, che si svolgeranno in modo indipendente e non subordinato riguardo ai tempi di realizzazione, prevedono il lavoro di due operatori archeologici professionisti, coadiuvati da circa cinque volontari.

LO SCAVO: Il criterio di scavo e d’analisi del complesso della chiesa di Gaium sarà quello stratigrafico, corredato da una documentazione esaustiva cartacea, fotografica e digitale. I metodi analitici saranno diversificati e si adatteranno ai vari contesti, nell’ottica di una strategia flessibile vincolata ai singoli ambiti scavati.

La campagna di scavo prevede una durata di massimo otto settimane e la presenza di due archeologi professionisti cooperati da circa cinque volontari presenti indicativamente per tutta la durata dello scavo e da due operai manovali per i quali si richiede una prestazione di due settimane di lavoro. Lo scavo previsto è di tipo estensivo. L’area interessata dalle indagini archeologiche è di approssimativamente

5.000 m2, relativa alla zona che circonda l’attuale chiesa. Tramite l’ausilio di un escavatore si procederà all’apertura dell’area di scavo con l’asportazione dell’humus e l’eliminazione dei depositi di detriti che giacciono attualmente dietro e attorno alla chiesa; è previsto anche il taglio degli arbusti che sono cresciuti spontaneamente sopra alle strutture distrutte dal bombardamento del 1944. Lo scavatore meccanico verrà impiegato per cinque giorni lavorativi. Oltre alla messa in luce di tutte le strutture pavimentali e murarie superstiti, si procederà allo scavo stratigrafico dell’area retrostante all’attuale chiesa, con il fine di individuare le fasi più antiche della chiesa di

San Michele. In questo settore si auspica lo scavo completo dell’intera sequenza stratigrafica fino ad esaurimento del deposito antropico. Ci si riserva inoltre la possibilità di eseguire piccoli saggi di scavo in zone che si riterranno interessanti per il recupero di dati vertenti la prima fase di fondazione. Unitamente allo scavo stratigrafico dei bacini sepolti si opererà il rilievo fotodigitale delle murature conservate in elevato e un’analisi archeologica del costruito per individuare le varie fasi costruttive.

Durante la campagna di scavo è previsto il lavaggio e la siglatura dei materiali ceramici raccolti.

La documentazione di scavo sarà redatta in forma cartacea e digitale, con l’inserimento dei dati ottenuti in un data-base. Si effettueranno riprese fotografiche in forma cartacea, diapositiva e digitale. Si prevede la realizzazione di piante di scavo con metodi tradizionali e la redazione di piani planimetrici gestiti con ortofoto. I dati spaziali saranno rilevati tramite l’uso di stazione totale, strumento utile anche nel rilievo delle murature conservatesi in elevato. Nel corso della campagna si raccoglierà una documentazione di immagini a video delle varie fasi di intervento, utile alla realizzazione di un eventuale video a carattere didattico-divulgativo. Il sistema di registrazione e raccolta dei dati ottenuti dall’indagine sarà il più possibile consono allo sfruttamento dei dati stessi per la realizzazione di filologiche ricostruzioni virtuali in 3D da effettuare in un momento successivo all’interpretazione dei dati.

Le strutture messe in luce, in fase di chiusura scavo, saranno ricoperte con geotessuto, materiale idoneo ad una prima conservazione, e ricoperte in parte od interamente da un sottile strato di terreno, in attesa di progettare un loro restauro e rifunzionalizzazione. Al termine della campagna sarà stilata una relazione di scavo completa di piante in formato cartaceo e foto, che verrà depositata presso gli uffici della Soprintendenza Archeologica, assieme al materiale raccolto durante lo scavo.

 

IL SURVEY: La ricognizione che si intende compiere verrà pianificata in via preventiva dopo una attenta analisi e raccolta di diversi dati. Si prevede l’uso preferenziale di alcune fonti per la pianificazione del survey sul territorio. In particolar modo si intende effettuare uno studio esaustivo dell’edito, lo spoglio della cartografia storica, la lettura di fotogrammi aerei del comprensorio in cui è inserito il complesso di San Michele, la raccolta di mappe geofisiche e geomorfologiche del territorio. I dati raccolti durante questa fase serviranno ad indirizzare le indagini di ricognizioni sul territorio. In questa fase preparativa saranno coinvolte figure professionali specifiche, soprattutto per la lettura archeologica dei fotogrammi aerei.

 

Per le ricognizioni sono previste due settimane di lavoro condotte da due archeologi e da alcuni volontari. I dati rilevati verranno documentati attraverso l’assegnazione di un numero seguente di sito/traccia/elemento-architettonico, con la segnalazione perimetrata del sito/traccia/elemento-architettonico sul supporto cartografico utilizzato, la redazione di schede descrittive, la realizzazione di rilievi grafici e fotografici. Tutti i dati raccolti verranno interpretati da un punto di vista storico-archeologico e concorreranno alla realizzazione di ricostruzioni virtuali del paesaggio storico nelle sue evoluzioni.

 

Note:

1 P.Hudson, C.La Rocca Hudson 1982, Rocca di Rivoli. Storia di una collina nella valle dell’Adige tra Preistoria e Medioevo, p. 23.

2 Gaium compare citato anche come “Castrum Galiuni” nel 1289 e più tardi come villa: Cristini V. 2007, Gli uomini, la terra, la fede, p. 164.

3 Sugli scavi medievali Rocca di Rivoli si veda: P.Hudson, C.La Rocca Hudson 1982, Rocca di Rivoli.Storia di una collina nella valle dell’Adige tra Preistoria e Medioevo, San Giovanni Lupatoto; P.Hudson1984, Scavi alla Rocca di Rivoli Veronese, in “Castelli, storia e archeologia”, Cuneo, pp. 399-412.; P.Hudson 1984, Rivoli: fortezza altomedievale, in “La Valpolicella dall’altomedioevo all’età comunale”, a cura di A.Castagnetti, Verona; P.Hudson 1985, Lo scavo della cappella nel castello militare della Roccadi Rivoli, in “Atti del Primo Convegno archeologico sulla Valdadige meridionale”, pp. 111-118.

 

 

4 Nell’entroterra bresciano, in prossimità del lago di Garda, si trovano due chiese dedicate a SanMichele, non lontano una dall’altra, a Puegnago e a Soiano; sulla sponda veronese si trova il sito della Bastia di San Michele nel comune di Cavaion e nell’entroterra, a Caprino, è ubicata una chiesetta probabilmente di età romanica con la medesima dedicazione.

5 Sulla chiesetta di San Michele di Gaium si vedano: MARANGONI M. 1978, Monumenti della fedenel vicariato di Caprino, Verona, p. 110; NEGRI P.-FILIPPI M.G. 1946, Rivoli, Rivoli, p. 53; POLICANTEG. 2000, Quel Novembre del ’44, Volargne-Dolcè, p. 163; BENINI G. 1995, Chiese romaniche nelterritorio veronese, p. 346; CRISTINI V. 2007, Gli uomini, la terra, la fede, in “Storia e storie di RivoliVeronese”, pp. 161-182.

6 CRISTINI V. 2007, Gli uomini, la terra, la fede, in “Storia e storie di Rivoli Veronese”, p. 164.