Chiesetta di Gaium,

rudere fuori mano,

compagna di sventura

di un cimitero nano!

Il fiume sonnolento

sa cullare i tuoi sogni,

chi passa disattento,

non ti nota nemmeno.

Tu stai modesta e timida,

rudere ormai in disuso,

contro la costa ripida

tra la roccia che frana.

Molti passando guardano,

bella chiesetta antica,

pochi però ti vedono,

la fretta ti è nemica.

Anche se non eterna,

puoi startene in panciolle,

per noi, gente moderna,

è necessario correre.

Finalmente ti ho vista

e son riuscito a cogliere

quell'intima tua pace

che il tempo non sa togliere.

Chi ti "vede" si gode

non perché hai qualcosa

riportata sui libri,

che ti rende famosa.

Non fughe architettoniche

né prospettive ardite,

solo un campaniletto

e tegole annerite,

l'unico tuo ornamento

è un affresco dipito

da un artista pitocco

con l'acquerello stinto.

Ma tu... sei tu,

chiesetta di Gaium!

Certo non si San Pietro

né il Duomo di Milano,

dove l'oro e l'incenso

son sparsi a piena mano.

Il tuo retaggio storico

non ha i pontificali

di quelle chiese immense,

rigide, impersonali,

dove Crito è un orpello.

Per te, mi sbaglierò,

ma Cristo è ancora quello

che nacque nella paglia.

Chiesetta pensionata,

rudere un poco strano

tra l'Adige e la roccia,

hai qualcosa di arcano,

sai dare a chi ti apprezza

un pezzetto di cielo:

"È l'umiltà che esalta"

come dice il Vangelo.

 

Ivo Rossi