La storia di Gaium, anticamente chiamato Galiuna o Galionis, è legata ai fasti della sua piccola Chiesetta. Risalente ai tempi della costruzione di San Zenone, seguì le sue sorti, assieme a quel le della popolazione del villaggio.
Da epoca ignota il villaggio era alle dipendenze della Giudicarla Gardenie, presieduta da un giudice rurale che aveva la propria residenza a Garda. Nel secolo XI, fino al XII, in virtù del frazionamento territoriale operato dal feudalesimo, Gaium viene assoggettata ad Ufficiali tedeschi, con il loro posto di comando sulla Rocca.
In seguito questi territori passarono a far parte del territorio di città, aggregando la caratteristica chiesetta al monastero di S.Zeno. Nel 1163, l’Imperatore Federico I dichiarò solennemente Gaium: Curtem Gaiuni cum pertinentiis et distrectu.La corte aveva però il triste privilegio di essere posta sulla strada battuta dagli eserciti che dal nord Europa scendevano in Italia, che con le loro razzie e distruzioni finirono spesso per ridurre il territorio ad una misera spelonca disabitata. Ne fa fede peraltro un contratto d’affitto del 1216 fra l’Abate ed i rappresentanti di Gaium per unaffitto annuo di 12 carri di uva che essi dovevano corrispondere al monastero:l’affitto non veniva corrisposto nel caso in cui appunto la terra fosse devastata alpassaggio degli eserciti imperiali.
Il Monastero aveva nella Corte o Curia di Gaium tutti i diritti che i Signoriesercitavano nei Comuni e quindi esigeva le decime, raccoglieva le annone, venivaconvenientemente alloggiato ed amministrava l’alta e la bassa Giustizia, insomma “Cum honore, distrectu, fodro, albergariis et placite generali; cum decima redditum quas ex eis terris monasterium dictum solebat percepire”.
Contro le devastazioni, invece, nel succitato contratto una clausola prevedeva: "Et si pro Wera (grandine?), vel pro facto imperatoris (passaggio dell’esercito imperiale) illa terra Galiune erit devastata ita quod nullus posit ibi habitare (in modo che nessuno la potesse abitare) et neque vineas et terras laborare per totum annum sine prande, tune non debeat dare fietum illius anni (non si doveva pagare quanto pattuito)”.
Nel 1289 l’investitura fu rinnovata ma in favore di nuovi rappresentanti di Gaium, il canone rimaneva fisso, il monastero aveva probabilmente ripreso a pieno il controllodel territorio, ma il fatto più importante è che non si parla solo di Comune, ma anchedi “Castrum Galiuni”, cioè una Frata cinta e munita di fortilizio in cui la popolazione si rifugiava nei momenti di imminente pericolo.
Dalla stipulazione del secondo contratto (1289) fino al principio del XIX secoloGaium seguì le sorti del Monastero di San Zeno: Ecclesiasticamente la Villa fuattratta nell’orbita dell’antica Pieve di Cisano ed è molto probabile che vi fosse una Cappella prima del Mille, mentre è certo che nel XII secolo fu costruita una caratteristica Chiesetta Romanica, di cui oggi rimane solo il campanile.
A partire dal 1431, in seguito ad un processo di riorganizzazione ecclesiastica, la Cappella fu eretta a Parrocchia con Giovanni da Piacenza rettore, cui subentrò nel 1460 Corrado Rettore, optimum sacerdos, che teneva benissimo la Chiesa che possedeva una bellissima Pianeta ricamata con figure di uccello ed un Gonfalonecon l’immagine di San Michele. In quell’anno ricevette la prima visita pastorale da Matteo Vescovo Titolare di Tunisi, coadiutore del Vescovo di Verona, che elogiò la fede, la bontà ed il timore di Dio dei parrocchiani.
Nel corso del 1500 le visite pastorali si succedettero a ritmo più regolare con leconseguenti raccomandazioni di costruire un solaio per il campanile, di dotare la chiesa di un baldacchino e di un tabernacolo, ecc. (1532). Nel 1605 gli abitanti sono 190 e 115 si “comunicano”, la Chiesa dispone di ben 5 altari (dedicati a San Michele, patrono, alla Vergine, a Sant’Antonio, alla Natività e al Crocefisso con San Sebastiano) e, secondo la tradizione, vi avrebbe celebrato Messa San Carlo Borromeo di ritorno dal Concilio di Trento.
La “moderna” Chiesa fu edificata sull’area di quella più antica nel 1562 e dedicata a San Michele, santo di grande devozione popolare sin dal tempo dei longobardi e che nel Medioevo proteggeva argini di fiumi, rocche e castelli. Numerose le opere d’arte presenti allora al suo interno e mirabile e nello stesso tempo semplice la sua struttura: essa venne purtroppo distrutta dagli eventi bellici legati alla seconda guerra mondiale e successivamente ricostruita nelle forme attuali.