La riconoscenza e l'amore per recuperare il territorio

di Paolo Dagazzini

 

Racconto della visita-conversazione di Maria Teresa Giacomazzi, presidente e fondatrice di Mag, con Daniela Simoni, Leo Pericolosi e Anna Carla Brunelli, membri del direttivo e fondatori dell’Associazione BALDOfestival in occasione della mostra d'arte ambientale “Sentieri nell'Arte”, edizione 2012.

 

Il sentiero si snoda e scende dolcemente verso il greto del Torrente Tasso, a Pazzon, nel Comune di Caprino Veronese; si tratta di un vecchio tratturo che anticamente era molto usato dalle genti che se ne servivano quotidianamente per le loro occupazioni, e questa frequentazione faceva sì che il suo percorso fosse curato, così come il bosco ed il torrente stesso. Per anni, però, il sentiero è stato pressoché abbandonato, e questo ha fatto sì che quasi se ne perdessero le tracce e la memoria, così come per il corso d'acqua stesso, che pure era stato in precedenza tanto importante per le comunità d'intorno.

Ma proprio in questo contesto l'Associazione Culturale BALDOfestival di Caprino Veronese ha voluto porre la sede, dal 2004, di una mostra d'arte a cadenza biennale che coinvolge molti artisti, alcuni dei quali molto quotati, che proprio lungo questo sentiero, e in armonia con il luogo stesso, creano delle opere che, per tutta la durata della rassegna, restano a disposizione dei visitatori che decidono di intraprendere questa passeggiata. Al di là del valore artistico-culturale della manifestazione, che è indubbiamente alto, l'organizzazione di queste mostre ha portato alla riapertura del sentiero che, nuovamente curato da BALDOfestival, è tornato fruibile per i più ritornando a donare l'accesso al letto del Torrente Tasso e, in qualche modo, rivivificandone la memoria.

– Oltre a voler potare sul territorio un'arte di qualità per poterla promuovere, “Sentieri nell'Arte” nasce proprio dall'idea di dare visibilità ad un luogo molto bello ma altrimenti invisibile per tanti, talvolta persino per chi vi abita attorno. – spiega Daniela Simoni, attuale presidente dell'Associazione, che ci accompagna nella visita. In effetti, la scelta di proporre un percorso artistico nella vallata e lungo il corso del torrente muoveva, fin dall'origine, anche dal progetto di rendere nuovamente conosciuti e usufruibili un percorso ed un luogo che erano ormai caduti nel dimenticatoio; anzi, il progetto aveva anche la finalità di sensibilizzare affinché quel sito diventasse in qualche modo protetto, preso in carico dalla comunità, in modo tale da non rischiarne nuovamente il degrado.

Naturalmente, questo ha significato per BALDOfestival un grande lavoro di cura di quel luogo dato che, col tempo, i sentieri non erano oramai più agibili ed è stata necessaria un'opera di riapertura e messa in sicurezza preliminare a qualunque altro tipo di evento che è stata svolta in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato. Un lavoro, però, che non è finito con la prima edizione; la pulizia degli spazi, infatti, si rende necessaria ad ogni nuova rassegna, e quindi l'Associazione ha preso l'impegno, oltre a quello di organizzare la mostra, di prendersi cura di questo percorso lungo il Torrente Tasso, addossandosi uno sforzo non indifferente. Eppure è un lavoro che si fa con piacere e che riesce ancora a coinvolgere con entusiasmo molte persone, come raccontano i rappresentanti di BALDOfestival. È, in definitiva, un lavoro di recupero del territorio, e di restituzione dello stesso ai suoi abitanti, ma anche a quanti vi entreranno con il desiderio di conoscerlo.

– Credo davvero che ci voglia un grande amore per fare tutto questo! – afferma Maria Teresa Giacomazzi, presidente di Mag Servizi in visita alla mostra, dopo aver ascoltato questi racconti, centrando perfettamente quello che è la spinta originaria che ancora alimenta l'opera di BALDOfestival. C'è, infatti, alla base un profondo amore per il territorio in cui ci si trova, che nasce anche da un radicato senso di riconoscenza, dalla consapevolezza che quegli stessi spazi sono stati importanti per uomini e donne di generazioni precedenti: in questo nasce l’esigenza di restituire un qualcosa ad un “dove” che, in passato aveva donato molto a sua volta, in un modo o nell'altro.

Non si tratta però necessariamente di riconferire ad un luogo la funzione che aveva un tempo, ma il recupero e la restituzione possono avvenire anche attraverso l'attribuzione di un senso altro che in sé assuma la memoria del luogo ma sia anche fecondo di riflessioni sul vivere di chi ne usufruisce oggi. Così un sentiero legato alle attività contadine e della terra, all'“andar per legna”, alla disponibilità d'acqua, diventa un sentiero che, tramite la pressante forza semantica dell'arte e la bellezza intrinseca dei luoghi che attraversa, costringe a pensare e ri-pensare il rapporto stesso con la Natura, a rimettersi in ascolto, ed in dialogo.

Nel corso della visita, infatti – si entra in un altro mondo, un'altra dimensione del vivere – come commenta Maria Teresa, che induce a interrogarsi, oltre che sulle opere d'arte e sulle tematiche che esse affrontano, sul luogo stesso in cui si transita. È davvero incredibile, notano tutti i visitatori della mostra, come a soli cinque minuti dalla piazza in cui si lascia l'automobile, ci si ritrovi nel silenzio e nella natura, senza più i rumori e la confusione della vita quotidiana, con la possibilità di sperimentare un raccoglimento che passa anche, e soprattutto, dal nuovo dialogo che si instaura con il luogo, in qualche modo antico ma anche nuovo, poiché recuperato da una sua tradizione e così riscoperto.

È questo un dialogo con i luoghi che, in fondo, parte proprio dalla consapevolezza di quello che possono aver significato in passato e da quello che ancora possono donare, dalla riconoscenza per questa grande ricchezza, talvolta materiale e spesso immateriale, offerta gratuitamente e da quel rapporto che la gratitudine stessa instaura, un rapporto tra il territorio e le persone che rende il legame vivo e vivificatore. Un rapporto, come si è detto, amorevole.

Questo profondo senso del recupero dei luoghi sta all'origine di BALDOfestival, tanto da poter essere considerato uno degli elementi che ne hanno portato alla nascita. L'Associazione, infatti, nasce nel 2002, quando l'occasione dell'Anno Internazionale della Montagna fornisce lo spunto per iniziare a promuovere in particolare il Monte Baldo e la piana alla sue pendici; si trattava già allora di – promuovere la bellezza del territorio e dell'andare in montagna, una passione per alcuni di noi, ma senza perdere di vista la storia e le tradizioni di quello stesso territorio – racconta Leo Pericolosi, ex-presidente di BALDOfestival e membro dell'attuale direttivo – che passano anche attraverso le attività che vi erano anticamente svolte, e il rapporto stretto che si instaurava con gli abitanti: di qui, fin dalla prima edizione, un nutrito programma che recuperasse i diversi aspetti della montagna in generale e del Baldo in particolare. –

Inizialmente più legata alla promozione della montagna e delle attività e tradizioni montane, l'Associazione nel corso degli anni ha ampliato le sue attività, strutturandosi come un'associazione culturale a tutto tondo, che propone e cerca di diffondere l'interesse per l'arte, la letteratura, il teatro, il cinema e così via, ma senza mai perdere il forte legame con i luoghi del proprio territorio, e di altri territori che, per diversi motivi, erano “vicini”, e non solo da un punto di vista spaziale.

– In effetti – osserva Anna Carla Brunelli, pure lei del direttivo dell’Associazione – se si guardano le tantissime e diversificate attività svolte in tutti questi anni si ritrova un filone che è ben presente, e che nelle ultime edizioni ha anche preso un proprio nome: FuoriLuogo. Ci siamo da sempre caratterizzati per aver proposto come spazi per eventi culturali luoghi insoliti per quel tipo di manifestazioni, ma significativi per il territorio, e questo proprio allo scopo di riproporli, sotto una luce diversa, al pubblico, che spesso ha così riscoperto, e si è riappropriato, di luoghi della propria storia e tradizione, che altrimenti avrebbe dimenticato. –

Al di là della Valle del Tasso, sede della mostra d'arte ambientale di cui si è parlato finora, la lista dei “luoghi restituiti” da BALDOfestival è davvero lunga. Nei primi anni la sede del Comune di Caprino V.se, Palazzo Carlotti, una villa cinquecentesca, si trasforma nella sede del festival estivo divenendo centro di un nutrito programma di manifestazioni ed eventi, e così anche molte corti normalmente chiuse, che vengono dischiuse al pubblico; nel 2003 la fabbrica Cometti, che ha segnato profondamente la storia dell'occupazione a Caprino Veronese e che versava in stato di abbandono, viene riaperta e si trasforma nella “Fabbrica delle Idee”, sede di mostre ed eventi culturali per molti giorni; nel 2005 la produzione teatrale “I Malsalé de Pesena”, che a sua volta recupera storie e tradizioni locali, viene presentato in una villa privata, riscoperta per l'occasione, proprio nella contrada di Pesina, sfondo delle vicende raccontata; nel 2007 la “Notte di BiancoLuna” porta lo spettacolo all'interno di una bellissima casa colonica che, allestita per l'occasione, si trasforma in un luogo quasi magico in una notte bianca densissima di eventi; nel 2007 e nel 2008 la piazza di Pazzon viene trasformata dagli architetti dell'Associazione in una piccola opera d'arte, uno spazio nuovo e fruibile dai visitatori in una luce diversa che ne valorizzasse le particolarità; nel 2009 una cava di pietra abbandonata nei pressi della Rocca di Rivoli Veronese si trasforma per due serate in uno spettacolare anfiteatro all'aperto in cui avvengono una serie di performance artistiche; nel 2010 e nel 2011 una corte privata, un'antica casa colonica contadina, viene riscoperta e allestita per ospitare la manifestazione aprendo alla fruizione collettiva una spazio significativo per la storia e la tradizione locale; nel corso degli anni, il Forte di Rivoli Veronese è divenuto più volte sede di mostre d'arte e di spettacoli teatrali, da ultima nel 2012 “La Castellana di Rivoli” che mette in scena una vicenda a metà tra la storia e la leggenda locale. E questa non è certo una lista esaustiva, dato che molti altri sono i luoghi, grandi e piccoli, trasformati e restituiti da quest'associazione al pubblico, tramite eventi e tramite le diverse edizione di una mostra fotografica che portava gli obiettivi dei fotografi alla riscoperta delle diverse contrade di Caprino V.se.

Si riscontra, insomma, una profonda cura del territorio anche dietro ad eventi ed iniziative che sembrerebbero a prima vista slegati; una vera e propria presa in carico, talvolta, come nel caso del recupero della chiesetta di San Michele a Gaium (Rivoli V.se), al centro di un vasto progetto di restauro architettonico, indagine archeologica e valorizzazione ambientale che impegna dal 2005 BALDOfestival come ente promotore. Quello di San Michele è un bel complesso religioso molto antico, incastonato nello stretto lembo di terra tra la ripidissima Rocca di Rivoli e l'Adige, che ha avuto uno storia molto interessante che oggi solo una piccola chiesa, quasi dimenticata per la sua posizione, oggi ancora racconta. Da queste considerazione si è mosso lo sforzo di promuoverne il recupero, portando ancora una volta eventi culturali in un contesto altrimenti abbandonato e assumendo l'onere di reperire i non pochi fondi necessari a completare il progetto, in collaborazione con privati ed enti pubblici.

Non solo i luoghi sono al centro dell'attività di recupero e valorizzazione del territorio di BALDOfestival, ma anche le tradizioni, la storia, i racconti e le persone, dato che sono state numerosissime anche le iniziative in questo senso, come ricerche, studi, convegni, mostre e molti altri eventi dei quali sarebbe però forse troppo lungo parlare. Una parola la merita però lo studio protratto sulle molte ex-lavoratrici della fabbrica Cometti, delle quali sono state raccolte narrativamente le esperienze andando ad intervistarle; ne è stato prodotto un libro, “Storie di donne, storie di vite”, che analizza l'apporto femminile in questo stabilimento in passato tanto importante per Caprino e che è stato donato ai ragazzi delle scuole elementari e medie del comune per far loro conoscere un elemento importante della loro storia ma che difficilmente conoscono. Ne è anche nato uno spettacolo teatrale, “Il Ratto della Cometti”, che con ironia ma in modo toccante parla di queste donne e delle loro esperienze.

Non è certo stato facile organizzate molti di questi eventi – e lo è sempre meno, visto che è sempre più difficile reperire le risorse necessarie per portare avanti questo continuo lavorio di recupero – constata Leo. I contributi, certamente, sono andati scemando; ma – è a volte difficile anche trovare il coinvolgimento delle persone: c'è sempre grande entusiasmo e ogni volta che si organizza qualcosa c'è sempre un nutrito gruppo che partecipa, ma le forze sono sempre più limitate e sarebbe necessario trovare anche nuove leve a cui consegnare il lavoro svolto fino ad ora – prosegue Daniela. Eppure lavoro da fare ce n'è ancora molto.

Il quadro, però, non è del tutto negativo, anzi ci sono molti elementi che possono riaccendere la speranza. C'è da più parti un riconoscimento dell'importanza dell'attività di BALDOfestival, e molti sono gli apprezzamenti e, nonostante le difficoltà l'associazione continua a rinnovarsi e a proporre nuove idee.

– È molto importante – riflette Maria Teresa nel corso di un piccolo aperitivo che Anna Carla ha preparato alla conclusione del percorso con prodotti semplici, anch'essi del territorio (vino, pane, salame e olive) – che esperienze come questa vengano comunicate e fatte conoscere, perché è importante che si sappia che esistono, e che non c'è solo la crisi, ma che ci sono anche persone che, nonostante tutto, si ingegnano e portano avanti questo importante, e bello, lavoro di recupero; e questo vale per BALDOfestival, ma vale anche per tante altre realtà che fanno cose splendide ma che faticano a farsi conoscere e riconoscere. –

La visita volge al termine, ma nel risalire da Porcino, punto d’arrivo del percorso, a Pazzon c’è ancora lo spazio per qualche pensiero, proprio a partire da quanto la mostra e la conversazione hanno portato alla luce. L’amore e la riconoscenza possono davvero portare a qualcosa di grande, possono essere la motivazione fondamentale che spinge a prendersi cura, in prima persona, di beni, spesso comuni, molto preziosi per ciò che hanno dato, e che possono continuare a dare. Si tratta di una ricchezza che, senza amore e riconoscenza, rischierebbe di andare perduta.